Il rapporto dellə avvocatə con le persone straniere: procura, patrocinio a spese dello Stato e nuovi scenari applicativi del Patto UE

Lunedì 9 novembre 2026, dalle 14:00 alle 18:00 – Online – Piattaforma Zoom.

Il 9 novembre 2026, dalle 14:00 alle 18:00, Spazi Circolari e Le Carbet promuovono un nuovo appuntamento formativo online dedicato agli aspetti deontologici del lavoro dell’avvocatura a contatto con cittadine e cittadini stranieri.

L’incontro è accreditato dal Consiglio Nazionale Forense con 2 crediti formativi per avvocatə in materie obbligatorie. Analizza la disciplina e l’evoluzione giurisprudenziale su alcune questioni deontologiche legate al diritto alla difesa e all’esercizio dei diritti civili delle cittadine e dei cittadini stranieri in Italia. Al centro ci sono tre temi: la validità della procura quando la persona è trattenuta o si trova all’estero, l’accesso al patrocinio a spese dello Stato dopo le modifiche introdotte in attuazione del Patto UE, e gli obblighi informativi verso la clientela lungo tutto il procedimento di protezione internazionale. L’obiettivo è offrire strumenti concreti per affrontare i dubbi che queste situazioni sollevano nella pratica quotidiana.

L’incontro si articola in tre sessioni:

– Il conferimento del mandato (14:00–15:20): la procura dai luoghi di restrizione della libertà personale, compresi i nuovi casi di contenimento dei migranti in Italia e all’estero, e il conferimento del mandato “a distanza” quando non è possibile autenticare la procura. A cura di Avv. Salvatore Fachile, Avv. Loredana Leo, Dott. Pericle Paciello e Avv. Giulia Vicini.

– L’ammissione al patrocinio a spese dello Stato (15:20–16:40): le nuove ipotesi di cessata ammissione e revoca introdotte dal D.L. 100/2026 in attuazione del Patto UE, e la questione dell’ammissione automatica nelle impugnazioni dei decreti di espulsione ex art. 13 D.Lgs. 286/1998. A cura di Avv. Giulia Crescini, Avv. Nicola Datena, Avv. Lucia Gennari e Avv. Iacopo Imberti.

– Informativa e orientamento (16:40–18:00): i doveri informativi verso la clientela per tutta la durata della procedura di protezione internazionale, e natura, presupposti e criticità deontologiche del contributo riconosciuto agli avvocati che assistono nel rimpatrio volontario ai sensi del nuovo art. 14-ter D.Lgs. 286/1998. A cura di Avv. Luce Bonzano, Avv. Cristina Laura Cecchini, Avv. Alberto Pasquero e Avv. Gennaro Santoro.

L’incontro è rivolto ad avvocate e avvocati che nella loro attività professionale lavorano con persone straniere. È gratuito previa iscrizione, da effettuare entro il 6 novembre 2026 compilando il form.

Qui la locandina con il programma completo.

Qui il form da completare per l’iscrizione.

Per informazioni: info@lecarbet.it

Se questa è Europa

Ceuta: Il Patto UE su migrazione e asilo alla prova della prima crisi del dispositivo di frontiera

Dal 30 luglio la frontiera tra Spagna e Marocco è tornata al centro del dibattito europeo.
Pochi giorni dopo l’entrata in vigore del nuovo Patto su migrazione e asilo, decine di
migliaia di persone hanno attraversato a nuoto e a piedi il confine di Ceuta.

Abbiamo deciso di ricostruire cosa è successo, sulla base delle norme, dei documenti ufficiali e di quello che abbiamo potuto verificare attraverso un monitoraggio a Ceuta effettuato tra l’8 e il 13 ottobre 2026.
Il rapporto “Se questa è Europa. Ceuta: il Patto UE sulla migrazione e l’asilo alla prova della
prima crisi del dispositivo di frontiera” esamina le procedure amministrative applicate dalla Spagna nell’excleve di Ceuta.



Il quadro che ne emerge è netto. La Spagna applica i regolamenti del Patto con una semplice istruzione amministrativa, senza una legge di attuazione nazionale e senza il meccanismo indipendente di monitoraggio che il Patto prevede per verificare il rispetto dei diritti fondamentale e, sopratutto, il diritto all’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale.

Le regole europee valgono solo per chi riesce a formalizzare la domanda di protezione internazionale e arriva al centro di triage del Tarajal (il CATE). Per il resto prevalgono prassi esterne alla procedura: espulsioni collettive, settimane senza identificazione, consegne al Marocco attraverso una porta nella recinzione che non consente di distinguere tra rientri volontari ed espulsioni. Il diritto all’informativa è sistematicamente violato.


Gli sgomberi forzarti degli accampamenti spontanei hanno ridotto la visibililità della presenza deille persone in movimento ma non hanno risolto il problema: molte persone si sono disperse nei quartieri e sulle montagne, senza tutele né assistenza.

Accoglienza insufficiente, sgomberi, violenze e informazioni contraddittorie producono una precarietà che rende la permanenza a Ceuta sempre più insostenibile.

Il rapporto si chiede se questa precarietà sia solo un effetto dell’emergenza o se non sia
diventata, nei fatti, un modo di gestirla, capace di spingere le persone a tornare in Marocco
senza bisogno di un provvedimento di espulsione.

Il rapporto, inotlre, analizza il confinamento delle persone in movimento all’interno della città di Ceuta utilizzata come un immenso hot spot , la compressione della libertà di movimento e l’assenza di solidarietà da parte degli altri Stati europei.

In conclusione il rapproto riflette sulle analogie con la situazione italiana, dove il decreto ministeriale del 21 luglio 2026 estende la frontiera a intere province con il rischio concreto di trasformare intere città o porzioni di territorio in spazi di trattenimento come di fatto accaduto a Ceuta.

Qui il rapporto completo.

We stand (up) with Palestine

una conferenza al sapore di cabaret – Rachele Borghi

2 OTTOBRE 2026 – LA SCIGHERE – VIA CANDIANI 131 – MILANO

Una serata per chiacchierare, mettersi in gioco, stupirsi, divertirsi, rilassarsi, imparare, osservare, farsi prendere dalle risate e pure dalle lacrime. Tutto sempre insieme.

Una conferenza, che un po’ sa di cabaret, che ci porterà nel terreno del femminismo e della decolonialità, delle loro declinazioni e pratiche, per rafforzare l’azione e rafforzare alleanze e complicità, guidat* da Rachele Borghi.

ENTRATA LIBERA CON TESSERA ARCI – USCITA A OFFERTA LIBERA

IL RICAVATO VERRA’ DEVOLUTO IN FAVORE DEL COLLETTIVO UNIVERSITAIRES AVEC GAZA

sCONFINARE 2026/2027 – Milano – Aperte le iscrizioni per la quarta edizione

Scuola per operatrici e operatori legali in materia di protezione internazionale con un approccio critico, intersezionale e decoloniale per la costruzione del diritto alla libertà di movimento.

La scuola propone un’analisi critica delle norme che regolano la tutela dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale, con un approccio intersezionale e decoloniale.

In un sistema normativo che — riforma dopo riforma, e in particolare alla luce della recente entrata in vigore del Patto UE in materia di immigrazione e asilo — si dimostra estremamente efficace nella produzione di nuovi confini, l’obiettivo è fornire strumenti capaci di attivare processi di creazione di nuovi Diritti. Strumenti propri non soltanto delle scienze giuridiche, ma anche di quelle sociologiche, antropologiche, mediche e geopolitiche.

La scuola è destinata a operatrici e operatori, o altre figure professionali che si occupano dei temi dell’immigrazione e che abbiano voglia di mettersi in discussione. L’analisi critica non riguarderà soltanto il sistema di protezione e la sua applicazione, ma anche il ruolo delle operatrici e degli operatori non istituzionali, e la relazione di assistenza e aiuto.

— APPROCCIO INTERSEZIONALE
Un’identità è fatta di molti tratti inestricabili.

L’istituto della protezione internazionale va riletto alla luce delle nuove esperienze migratorie e delle nuove chiavi di lettura che hanno condotto a un approccio intersezionale ai diritti umani universali. A partire dal riconoscimento degli assi di classe, genere e razza, l’approccio porta a prendere coscienza della complessità degli elementi che compongono
un’identità, da adattare su una base multidimensionale.

— APPROCCIO DECOLONIALE
Ripensare un nuovo Diritto a migrare.

Le figure del rifugiato oppositore politico o del perseguitato religioso, figlie del secondo dopoguerra, sono strumenti inadeguati a cogliere la complessità del mondo e le motivazioni di chi si muove. Anche i meccanismi procedurali di riconoscimento, ancora di più dopo il Patto UE, derivano da un concetto di confine riconducibile al ruolo subalterno che l’Europa ha definito con il Sud Globale. Interpretare decolonialmente significa pensare inclusivamente.

Laboratorio permanente sul pensiero decoloniale

A partire dall’esperienza della scuola sCONFINARE, l’associazione Le Carbet ha dato vita al laboratorio permanente di sperimentazione decoloniale, uno spazio di confine, all’incrocio
tra linguaggi, strumenti e pratiche che ha l’obiettivo di costruire una riflessione continua intorno alla decolonialità e all’intersezionalità come forme di sguardo critico sul presente. La decolonialità e l’intersezionalità, lette congiuntamente, sollecitano un processo di “bonifica” dell’immaginario, inteso non come atto definitivo ma come pratica critica costante: un esercizio di ri-immaginazione del presente capace di mettere in discussione i dispositivi di potere che lo attraversano e di aprire a possibilità alternative di pensiero e relazione.
È all’interno di questo laboratorio che sono pensate le esperienze proposte alle partecipanti del corso.

— CON CHI
Giuriste, ricercatrici, attiviste, operatrici.

COORDINAMENTO SCIENTIFICO A CURA DI
Nicola Datena, Rahel Sereke , Giulia Vicini.
COORDINAMENTO DOCENZE IN MATERIA DI DIRITTO A CURA DELLE SOCIE ASGI RUOLO DELLE OPERATRICI LEGALI · ESERCITAZIONI E LABORATORI A CURA DI
Matteo Astuti, Mattia Gregorio, Paola Scognamiglio.
ESPERTE E ATTIVISTE
Roberto Bertolino, Rachele Borghi, Daniel Buraschi, Duccio Facchini, Grace Fanelli, Francesco Ferri, Enrico Gargiulo, Espérance Hakuzwimana, Adelaide Massimi, Ilaria Ippolito, Irina Lenzi, Irene Manganini, Ronke Oluwadare, Marco Omizzolo, Antonio Paciello, Letizia Palumbo, Venera Protopapa, Luca Rondi, Tommaso Sbriccoli.

LABORATORIO TEATRALE A CURA DI:
Giusy Baldanza, Almudena González.

LE DOCENZE SI SVOLGONO IN COLLABORAZIONE CON:
Altreconomia · Asnada · Cambiopasso · Associazione Lule odv · NaCO – NarrazioniContaminate · Casa per la Pace

— REQUISITI & ISCRIZIONE
Come partecipare.
È requisito necessario il possesso di un diploma di laurea in giurisprudenza o
altra facoltà umanistica, oppure la qualifica di mediatrice/mediatore culturale
o interprete, oppure la comprovata esperienza come operatrice/operatore nel
campo della protezione internazionale o delle migrazioni.
La quota di iscrizione corrisponde a euro 1300, da saldare in due rate (la prima
di euro 550 al momento dell’iscrizione, la seconda di euro 750 entro il 31
dicembre 2026).
È prevista una quota agevolata per le socie ASGI e Le Carbet corrispondente a euro 1150, da saldare in due rate (la prima di euro 500 al momento dell’iscrizione, la seconda di euro 650 entro il 31 gennaio 2027).
Per iscriversi è necessario compilare questo modulo entro il 25 settembre 2026.

La sola compilazione non perfeziona l’iscrizione. Riceverai Le indicazioni di pagamento per perfezionare l’iscrizione.
Il Corso è a numero chiuso (massimo 45, minimo 25 partecipanti).

Le iscrizioni chiudono al raggiungimento dei posti disponibili.

Qui la locandina

Qui il programma dettagliato

Link per l’iscrizione.

Per info: formazioneasgimilano@

IMMAGINI MERIDIANE. UN RACCONTO ONIRICO DEL PRESENTE MIGRATORIO

I sogni notturni vengono considerati luoghi privilegiati per la restituzione dell’immaginazione, corrispondenti a quello che Gloria Anzaldúa chiama “conocimiento”, uno stato di sospensione della realtà in cui la realtà stessa ritorna, in forma simbolica e immaginativa nell’altrove invisibile che è lo spazio immaginale.
Partendo da questa prospettiva, il progetto si propone di raccogliere sogni su entrambe le sponde del Mediterraneo, mettendo in risalto la loro dimensione culturale, sociale e politica e il loro ruolo nell’incontro con l’alterità. Il progetto di ricerca si propone di concentrarsi sui sogni, sul loro ruolo sociale e culturale, sul loro utilizzo e sulle interpretazioni ad essi associate, tra la Tunisia e l’Europa.
Questa indagine mira a interrogarsi sul valore che i sogni assumono nella vita quotidiana in
relazione alla rappresentazione dell’esperienza migratoria, nella quale sono intrinseche le complesse forme di assoggettamento simbolico attraverso le quali il tardo capitalismo neocoloniale penetra, modella e deforma le strutture simboliche dell’immaginario sia occidentale che non occidentale, immaginando una cartografia delle esperienze oniriche, una storia notturna dell’esperienza migratoria che descriva l’immaginario postcoloniale del Mediterraneo centrale.
La prima cosa che l’indigeno impara è a stare al proprio posto, a non oltrepassare i limiti. Ecco perché i sogni dell’indigeno sono sogni vigorosi, sogni d’azione, sogni aggressivi. Sogno di saltare, nuotare, correre, arrampicarmi […] il colonizzato si libera solo dalle nove di sera alle sei del mattino.

Il progetto ha l’obiettivo di collegare le parole con cui Frantz Fanon rifletteva sul ruolo dell’immaginazione e del sogno nell’esperienza del colonizzato alle riflessioni di Wael Garnaoui (Harga et Desir d’Occident. Étude psychanalytique des migrants clandestins tunisiens. Nirvana editions). sulla dimensione postcoloniale dell’immobilità. Se, nella colonia, il colonizzatore immobilizza il colonizzato per utilizzarlo come un corpo- macchina, la neocolonizzazione raggiunge questo obiettivo attraverso politiche migratorie che immobilizzano le soggettività non occidentali affinché possano continuare a essere il soggetto sfruttato delle nuove politiche economiche in un doppio dispositivo di governo
in cui la produzione di libertà di una parte della popolazione dipende dalla segregazione e
dall’emarginazione di un’altra. Garnaoui descrive la migrazione verso l’Europa dal continente africano come un salto epico verso quella «religione industriale» scaturita dallo sviluppo del capitalismo e alimentata da ciò che egli definisce il «desiderio dell’Occidente». Ciò genera desideri migratori che sfidano il divieto di partenza imposto dalle politiche migratorie degli Stati europei.
Se, come ricorda Levi-Strauss, ogni divieto rafforza il desiderio, ne troviamo conferma nelle parole di Garnaoui quando ricorda che «in tutta la Tunisia, la gente sogna di lasciare il Paese». Se i sogni dei colonizzati osservati da Fanon sono sogni contratti all’immobilizzazione coloniale, i sogni dei neocolonizzati sono alimentati dalla pressione che l’immaginario capitalista esercita all’interno dei paesi non occidentali, mantenendo le persone allo stesso tempo esposte ed escluse dal suo potere simbolico. Allo stesso tempo, per confermare la natura fantasmagorica dell’esperienza migratoria, la mia attenzione si concentra sul concetto coranico di Barzakh così come lo interpreta il filosofo e poeta arabo medievale Ibn Arabi. Secondo Ibn Arabi, lo spazio Barzakh è lo spazio dell’immaginazione – nel Corano, il luogo d’incontro tra l’acqua dolce e l’acqua salata – lo spazio tra la vita e la morte, lo spazio in cui l’immaginazione individuale incontra l’immaginario sociale.

Il sogno, secondo il poeta, è uno spazio Barzakh. Come testimonia l’antropologo Zakaria Rhani, i migranti nordafricani e subsahariani chiamano lo stretto di Gibilterra, luogo di passaggio verso l’Europa, spazio Barzakh, un luogo tra la vita e la morte, tra il sogno di raggiungere l’Europa e la possibilità del suo fallimento. La ricerca mira a considerare l’intero Mediterraneo centrale come uno spazio Barzak, un luogo di sogni, di desideri immaginati e di morte, di asservimento e di violenza, dove la realtà e l’immaginazione agitano i corpi.
Allo stesso tempo, la ricerca mira a osservare la presenza dell’esperienza migratoria e delle
soggettività non occidentali nei sogni (e quindi nell’immaginario) delle soggettività occidentali, partendo dal presupposto che la postcolonia non coinvolga solo i luoghi delle ex colonie, ma anche l’Occidente stesso, spostandoci sulla duplice natura delle rappresentazioni del sé/altro non occidentale. Qual è il valore dell’altro nei sogni dei bianchi? Quali significati? Quale aspetto assume? Se, secondo Louisa Yousfi (Rester barbare. La Fabrique editions), «i civilizzati possono tradire a propria razza a vantaggio dei barbari» e quindi opporre resistenza alla forma di rappresentazione razzializzata, le soggettività bianche tendono, secondo Karima Lazali (Le trauma colonial. Une enquête sur les effets psychiques et politiques contemporains de l’oppression coloniale en Algérie. Le Découvert editions), a proiettare la propria barbarie sui soggetti razzializzati, completando così il processo di razzializzazione.

Seguendo l’esempio di Charlotte Beradt nella sua opera «I sogni del Terzo Reich», la ricerca si concentra sull’esperienza personale e individuale del sogno, attribuendo un’importanza
fondamentale all’uso che il soggetto fa di questo materiale onirico e al valore che esso riveste nella sua vita quotidiana, da un punto di vista sociale, culturale e politico, con l’idea di restituire un discorso notturno dell’esperienza migratoria, ricollegandosi all’idea di Foucault di un «reportage di idee» intorno all’esperienza onirica, al suo utilizzo e al suo significato quotidiano, alla sua dimensione narrativa, di storia notturna, circolare e immaginativa.


La ricerca adotterà un approccio etnografico, oltre a riflessioni metodologiche incentrate sulla filosofia del dialogo e sulla filosofia sul campo, così come teorizzate da Christiane Vollaire (Pour une philosophie de Terrain. Creaphis editions), utili per rafforzare lo scambio e facilitare la narrazione del materiale onirico, poiché la ricerca intende includere materiale onirico appartenente in primo luogo allo stesso ricercatore. Ci sembra che l’invito a una filosofia del dialogo come pratica di «scambio reciproco» sia la linea metodologica che corrisponde alle esigenze di una ricerca che cerca di intercettare la riflessività a cui danno luogo il materiale onirico e la sua condivisione, interagendo con le persone coinvolte come risorse e non come oggetti di ricerca, come ha suggerito più volte Simone Weil, facendo dell’immaginazione stessa uno strumento metodologico, «che collega, senza unire, ciò che il pensiero separa»: «il percettibile e l’intelligibile, l’interno e l’esterno, il presente e l’assente». È proprio da questo punto di vista che si determina quindi l’uso di un linguaggio a metà strada tra il saggio e il testo letterario, utile per mantenere viva la materia immaginativa al centro della ricerca stessa.
Questo progetto rientra nelle attività del Laboratorio permanente sul pensiero decoloniale,
contribuendo a sperimentare pratiche di ricerca critiche e partecipative, capaci di mettere in luce l’immaginario postcoloniale, le dinamiche di potere e desiderio nel Mediterraneo, e il ruolo dei sogni come strumenti di conoscenza e riflessione sociale, culturale e politica.

Itinerari legali, il Patto europeo su migrazione e asilo tra vincoli e spazi di tutela

PROGRAMMA – MODULO ON-LINE PER L’ISCRIZIONE

Itinerari Legali, organizzato da ASGI e Le Carbet, sarà dedicato al Patto UE su migrazione e asilo, per capire le regole per contrastarne gli effetti. Gli incontri si terranno in presenza al C.I.Q., via Fabio Massimo 19, Milano, e online su Zoom il 15, 22 e 29 giugno e il 6 luglio, dalle 10 alle 17.30.

Calendario degli incontri:

  • 15/06 – Frontiera come procedura: screening, accertamenti e primo accesso alla tutela
  • 22/06 – Procedure accelerate, frontiera e rimpatrio: velocità contro garanzie
  • 29/06 – Dopo Dublino: il nuovo sistema di competenza e solidarietà (RAMM)
  • 06/07 – Accoglienza, qualifiche e percorsi dopo il riconoscimento

Formazione clinica: Ogni incontro è costruito intorno a un caso pratico reale o realistico, scelto perché mette a fuoco un nodo critico del nuovo sistema. Il caso viene presentato all’inizio della sessione e funge da filo conduttore per tutta la giornata.

Formazione pratica e partecipata: L’approccio è volutamente clinico: non una lezione frontale sul Patto, ma un laboratorio in cui le e i partecipanti portano la propria esperienza, confrontano prassi diverse, individuano le leve di intervento, tanto sul piano del contenzioso quanto su quello stragiudiziale.

Relatori: Luce Bonzano, Eleonora Celoria, Nicola Datena, Elena Garrelli, Paola Fierro, Alberto Pasquero, Clara Carolina Tacconi, Giulia Vicini.

Modalità d’iscrizione:

  • Singolo incontro: €50 (soc* ASGI/Le Carbet: €40)
  • Ciclo completo: €180 (soc* ASGI/Le Carbet: €150)

Per iscriversi, compilare il modulo online e seguire le istruzioni che arriveranno via mail per il pagamento e la conferma dell’iscrizione.

Stati generali sulla detenzione amministrativa – V Edizione

Il nuovo Patto UE su asilo e immigrazione. La semantica del contenimento

22 e 23 maggio 2026 – Milano – C.i.q. Via Fabio Massimo 19

Gli Stati Generali sulla detenzione amministrativa sono un laboratorio multidisciplinare che si propone di costruire strategie di contrasto della detenzione amministrativa e del regime dei visti.

Il 22 e 23 maggio 2026 si terrà la quinta edizione a Milano presso il Centro Internazionale di quartiere.

Con l’entrata in vigore del Patto europeo su migrazione e asilo, nel giugno 2026, si compie una trasformazione profonda del diritto europeo in materia di libertà personale e protezione internazionale. Non si tratta solo di nuove norme: si tratta di nuove parole, o meglio di parole svuotate del loro significato e rimesse in circolazione con funzioni opposte a quelle originarie.

Frontiera, solidarietà, libertà e vulnerabilità: ciascuna di queste parole compare decine di volte nei regolamenti del Patto, e ciascuna vi assume un senso completamente diverso, spesso diametralmente opposto, a quello loro riconosciuto dalle discipline giuridiche, dalle scienze sociali e dall’esperienza umana.

La quinta edizione degli Stati Generali sulla Detenzione Amministrativa sceglie di partire dal linguaggio. Non per fare filologia, ma perché riteniamo che smontare il lessico del Patto sia un prerequisito necessario per qualsiasi strategia di resistenza legale, politica, comunicativa. Prima di costruire argomenti, occorre capire come il testo normativo li abbia già anticipati e neutralizzati. Prima di rivendicare diritti, occorre capire come il Patto li abbia già nominati e già svuotati.

Il programma di questi due giorni è strutturato attorno a quattro parole-chiave, affrontate ciascuna in un panel dedicato: frontiera, solidarietà, libertà e vulnerabilità.

Ogni panel prende le mosse dalla definizione comune della parola, dal suo senso condiviso, quello che troveremmo su un dizionario, e a partire da questo misura la distanza che il testo del Patto ha introdotto. L’evento ambisce alla costruzione collettiva di un glossario critico.

L’evento si terrà in presenza a Milano, presso il Centro Internazionale di Quartiere – CIQ, in via Fabio Massimo 19 e online su piattaforma zoom. 

La partecipazione è gratuita previa iscrizione.

Qui il link del programma completo!

Qui il link per iscriversi!

Filiere globali, corpi locali: lo sfruttamento regola o eccezione?

17 aprile 2026 – 14,30 – 18,30 – Circolo Arci La Scighera – Milano, via Candiani 131

Un laboratorio di analisi critica delle narrazioni dominanti sui fenomeni della tratta e dello sfruttamento lavorativo e delle cosiddette migrazioni per motivi di lavoro, con particolare attenzione alle categorie giuridiche che si rivelano sempre più inadeguate a descrivere questi fenomeni con l’effetto di escludere chi invece dovrebbero includere.

Un confronto tra discipline, professioni e pratiche con l’obiettivo di costruire una lettura condivisa di fenomeni che attraversano le filiere produttive globali, in cui si intrecciano economia legale e illegale, i movimenti migratori, sempre più oggetto di criminalizzazione, le comunità e i dispositivi di “protezione”, spesso colpevoli di replicare le stesse logiche di controllo che dichiarano di combattere.

La formazione è promossa da Le Carbet APS e dall’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (ASGI) nel contesto della terza edizione della Scuola di alta formazione per operatori legali in materia di protezione internazionale “Sconfinare”. 

Ne parleremo con Giuseppina di Bari, Ilaria Ippolito, Laurent Liebenstein, Venera Protopapa, Letizia Palumbo, Tommaso Sbriccoli, Luca Rondi, Giulia Vicini.

L’evento si terrà in modalità ibrida (in presenza e su zoom), aperto a chiunque ne abbia interesse.

L’incontro è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Milano con tre crediti.

Qui il link per scaricare la locandina.

Qui il link per l’iscrizione.

Osservazioni critiche sul bando per il monitoraggio dei rimpatri forzati: lettera al Garante dei diritti delle persone private della libertà personale.

Le Carbet insieme a ASGI, ActionAid International Italia E.T.S., la Clinica Legale Immigrazione dell’Università di Roma Tre, Melting Pot ODV, Spazi Circolari hanno inviato il 3 febbraio una lettera al Garante nazionale dei diritti delle persone private della libertà personale contenente osservazioni critiche sull’Avviso di selezione del dicembre 2025 per il reclutamento di 80 persone da formare e impiegare nell’attività di monitoraggio dei rimpatri forzati.

Pur riconoscendo l’apertura alla società civile rappresentata dall’iniziativa, la lettera segnala criticità strutturali del bando, tra cui l’assenza di requisiti minimi di accesso, la genericità dei criteri di selezione, la potenziale arbitrarietà di quelli di esclusione e la mancata previsione di esplicite ipotesi di incompatibilità idonee a garantire l’indipendenza delle persone selezionate. Tali elementi rischiano di incidere negativamente sull’indipendenza, sull’imparzialità e sull’effettività del meccanismo di monitoraggio, in contrasto con gli standard europei in materia di tutela dei diritti fondamentali.

La questione assume particolare rilievo anche alla luce della prossima introduzione, ad opera del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo, delle procedure di screening e delle procedure di frontiera, che delineano nuovi contesti operativi nei quali le persone migranti possono essere sottoposte a controlli intensivi e a limitazioni della libertà personale. In tale quadro, è possibile che le persone selezionate attraverso il bando siano chiamate a operare anche in questi ambiti, svolgendo accessi e attività di osservazione in luoghi caratterizzati da un elevato rischio di compressione dei diritti fondamentali.

Proprio per questo, le Associazioni sottolineano la necessità che le funzioni di monitoraggio siano affidate a consulenti indipendenti e adeguatamente qualificati, dotati di competenze giuridiche e interdisciplinari, affinché il monitoraggio rappresenti uno strumento effettivo di garanzia e controllo. Quindi si chiede al Garante nazionale di rivedere i termini dell’Avviso, definendo criteri di valutazione oggettivi e verificabili, prevedendo esplicite incompatibilità con ruoli direttamente coinvolti nell’esecuzione dei rimpatri e nella gestione dei CPR, nonché riformulando i criteri di esclusione in modo conforme ai principi costituzionali di legalità, trasparenza e parità di trattamento.

Qui la lettera inviata.

Qui il testo del bando.

Profilazione razziale,controllo del territorio e politiche di esclusione urbana. Le zone rosse e i daspo come strumenti di sicurezza selettiva.

13 febbraio 2025, dalle 14.30 alle 18.30 – Milano Circolo Arci Scighera, via Candiani 131, e online su piattaforma Zoom.

Nell’ambito della scuola sCONFINARE, il corso per operatori e operatrici legali con approccio decoloniale e intersezionale, ASGI e Le Carbet propongono un laboratorio di analisi critica delle moderne politiche di sicurezza urbana, con particolare attenzione ai fenomeni di profilazione razziale, all’uso dei DASPO urbani e all’istituzione delle cosiddette zone rosse, mettendo in dialogo prospettive giuridiche, sociologiche e politiche.

Attraverso il confronto tra saperi accademici e pratiche attivistə, si cercherà di fare emergere le ricadute concrete di queste misure sulla vita delle persone e di riflettere sulle possibili strategie di contrasto alle discriminazioni sistemiche.

Interverranno Matteo Astuti, Anna Brambilla, Roberto Cornelli, Nicola Datena, Rahel Sereke, Laura Squillace, Selam Tesfai, Valeria Verdolini, Mohamed Wa Baile

L’incontro si svolgerà il 13 febbraio 2025, dalle 14.30 alle 18.30 presso il Circolo Arci Scighera, via Candiani 131, Milano e online su Zoom.

La partecipazione, sia in presenza che on-line è gratuita previa iscrizione attraverso questo modulo.

L’evento è accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Milano con il riconoscimento di tre crediti formativi.

Per ulteriori informazioni: formazione.milano@asgi.it 

Link iscrizione – Locandina