Scuola per operatrici e operatori legali in materia di protezione internazionale con un approccio critico, intersezionale e decoloniale per la costruzione del diritto alla libertà di movimento.

La scuola propone un’analisi critica delle norme che regolano la tutela dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale, con un approccio intersezionale e decoloniale.
In un sistema normativo che — riforma dopo riforma, e in particolare alla luce della recente entrata in vigore del Patto UE in materia di immigrazione e asilo — si dimostra estremamente efficace nella produzione di nuovi confini, l’obiettivo è fornire strumenti capaci di attivare processi di creazione di nuovi Diritti. Strumenti propri non soltanto delle scienze giuridiche, ma anche di quelle sociologiche, antropologiche, mediche e geopolitiche.
La scuola è destinata a operatrici e operatori, o altre figure professionali che si occupano dei temi dell’immigrazione e che abbiano voglia di mettersi in discussione. L’analisi critica non riguarderà soltanto il sistema di protezione e la sua applicazione, ma anche il ruolo delle operatrici e degli operatori non istituzionali, e la relazione di assistenza e aiuto.

— APPROCCIO INTERSEZIONALE
Un’identità è fatta di molti tratti inestricabili.
L’istituto della protezione internazionale va riletto alla luce delle nuove esperienze migratorie e delle nuove chiavi di lettura che hanno condotto a un approccio intersezionale ai diritti umani universali. A partire dal riconoscimento degli assi di classe, genere e razza, l’approccio porta a prendere coscienza della complessità degli elementi che compongono
un’identità, da adattare su una base multidimensionale.
— APPROCCIO DECOLONIALE
Ripensare un nuovo Diritto a migrare.
Le figure del rifugiato oppositore politico o del perseguitato religioso, figlie del secondo dopoguerra, sono strumenti inadeguati a cogliere la complessità del mondo e le motivazioni di chi si muove. Anche i meccanismi procedurali di riconoscimento, ancora di più dopo il Patto UE, derivano da un concetto di confine riconducibile al ruolo subalterno che l’Europa ha definito con il Sud Globale. Interpretare decolonialmente significa pensare inclusivamente.
Laboratorio permanente sul pensiero decoloniale
A partire dall’esperienza della scuola sCONFINARE, l’associazione Le Carbet ha dato vita al laboratorio permanente di sperimentazione decoloniale, uno spazio di confine, all’incrocio
tra linguaggi, strumenti e pratiche che ha l’obiettivo di costruire una riflessione continua intorno alla decolonialità e all’intersezionalità come forme di sguardo critico sul presente. La decolonialità e l’intersezionalità, lette congiuntamente, sollecitano un processo di “bonifica” dell’immaginario, inteso non come atto definitivo ma come pratica critica costante: un esercizio di ri-immaginazione del presente capace di mettere in discussione i dispositivi di potere che lo attraversano e di aprire a possibilità alternative di pensiero e relazione.
È all’interno di questo laboratorio che sono pensate le esperienze proposte alle partecipanti del corso.

— CON CHI
Giuriste, ricercatrici, attiviste, operatrici.
COORDINAMENTO SCIENTIFICO A CURA DI
Nicola Datena, Rahel Sereke , Giulia Vicini.
COORDINAMENTO DOCENZE IN MATERIA DI DIRITTO A CURA DELLE SOCIE ASGI RUOLO DELLE OPERATRICI LEGALI · ESERCITAZIONI E LABORATORI A CURA DI
Matteo Astuti, Mattia Gregorio, Paola Scognamiglio.
ESPERTE E ATTIVISTE
Roberto Bertolino, Rachele Borghi, Daniel Buraschi, Duccio Facchini, Grace Fanelli, Francesco Ferri, Enrico Gargiulo, Espérance Hakuzwimana, Adelaide Massimi, Ilaria Ippolito, Irina Lenzi, Irene Manganini, Ronke Oluwadare, Marco Omizzolo, Antonio Paciello, Letizia Palumbo, Venera Protopapa, Luca Rondi, Tommaso Sbriccoli.
LABORATORIO TEATRALE A CURA DI:
Giusy Baldanza, Almudena González.
LE DOCENZE SI SVOLGONO IN COLLABORAZIONE CON:
Altreconomia · Asnada · Cambiopasso · Associazione Lule odv · NaCO – NarrazioniContaminate · Casa per la Pace
— REQUISITI & ISCRIZIONE
Come partecipare.
È requisito necessario il possesso di un diploma di laurea in giurisprudenza o
altra facoltà umanistica, oppure la qualifica di mediatrice/mediatore culturale
o interprete, oppure la comprovata esperienza come operatrice/operatore nel
campo della protezione internazionale o delle migrazioni.
La quota di iscrizione corrisponde a euro 1300, da saldare in due rate (la prima
di euro 550 al momento dell’iscrizione, la seconda di euro 750 entro il 31
dicembre 2026).
È prevista una quota agevolata per le socie ASGI e Le Carbet corrispondente a euro 1150, da saldare in due rate (la prima di euro 500 al momento dell’iscrizione, la seconda di euro 650 entro il 31 gennaio 2027).
Per iscriversi è necessario compilare questo modulo entro il 25 settembre 2026.
La sola compilazione non perfeziona l’iscrizione. Riceverai Le indicazioni di pagamento per perfezionare l’iscrizione.
Il Corso è a numero chiuso (massimo 45, minimo 25 partecipanti).
Le iscrizioni chiudono al raggiungimento dei posti disponibili.
Per info: formazioneasgimilano@
















