IL COMUNE DI MILANO DEVE PRETENDERE LA CHIUSURA DEL C.P.R. DI VIA CORELLI E IL RISARCIMENTO PER IL DANNO ALL’IMMAGINE E ALL’IDENTITÀ SUBITO: AZIONE POPOLARE DELLA COMUNITÀ MILANESE

I/le milanes3 firmatari/e chiedono che il Sindaco Giuseppe Sala si rivolga al Ministero dell’Interno, anche eventualmente convenendolo in giudizio, per chiudere il CPR di Milano e risarcire al Comune di Milano il danno da lesione dell’immagine e dell’identità cittadina arrecato alla comunità territoriale.

PER ADERIRE ALL’APELLO è SUFFICIENTE FIRMARE QUESTO MODULO

Fin dalla sua riapertura, avvenuta oltre tre anni e mezzo fa, il C.P.R. di Milano è stato teatro di profonda sofferenza e di costante violazione di quei diritti inviolabili di cui all’art. 2 della Costituzione, del diritto alla difesa, del diritto alla salute, del diritto a una vita dignitosa, della libertà di comunicazione. La scarsa trasparenza legata alla gestione privata del centro e a quanto accade all’interno rende da sempre il C.P.R. impermeabile alla società civile, ostacolandone le diverse possibilità di denuncia. È infatti, con grandi difficoltà, che nel corso degli anni si è riusciti a ottenere documenti e testimonianze che evidenziano una realtà indegna e assolutamente incompatibile con lo stato di diritto. Atti di violenza istituzionale, rivolte e forme individuali di protesta, quali – su tutti – l’autolesionismo e i tentativi di suicidio, avvengono quotidianamente. Lo stesso Tribunale di Milano, già nel 2021 ha parlato di “condizioni che, se le denunce rispondessero al vero, sarebbero ben oltre il limite della legalità”. Le numerose proteste e rivolte non fanno altro che costituire infatti una vera e propria legittima difesa.

Il numero di notizie di cronaca, di rapporti della società civile e di inchieste – sia giornalistiche che dell’autorità giudiziaria – concernenti il C.P.R. di via Corelli è diventato vertiginosamente alto. Le condizioni di vita inumane e degradanti all’interno del centro sono state raccontate innumerevoli volte in prima serata sulle maggiori reti televisive nazionali dall’abuso di psicofarmaci alle violenze sulle persone trattenute, passando per la gestione di società private non sufficientemente controllate dalla Prefettura. Di pochi mesi fa è la notizia del sequestro della società che ha gestito per più di un anno il C.P.R. milanese: le violazioni del contratto d’appalto sono però solo un aspetto delle violazioni riscontrate. Secondo il TgCom24 “Le indagini hanno fatto emergere dettagli estremi: cure negate a migranti «affetti da epilessia» o «tumore al cervello», tentati suicidi ripresi in video e uomini trascinati di peso”. 

La volontà del Ministero dell’Interno, lungi da essere volta a porre un freno alle violazioni dei diritti perpetrate all’interno del C.P.R. di via Corelli, sembra piuttosto essere quella di aumentare l’importo del bando a oltre 7 milioni di euro: soldi dei contribuenti che verranno utilizzati per la gestione di un centro che, per quanto ristrutturato, rimarrà sempre e solo una gabbia fatta di gabbie. Gabbie in cui è rinchiuso chi, a causa di scelte volte all’aumento dell’irregolarità, non può ottenere un permesso di soggiorno anche dopo decenni di vita sul territorio milanese.  Irregolarità su cui potranno fare profitto i padroni nelle campagne, i trafficanti di esseri umani e le multinazionali dei centri di detenzione che ci apprestiamo ad aprire anche oltremare. 

Nello Statuto della nostra Città leggiamo che è compito del Comune garantire “uguaglianza di trattamento alle persone e alle formazioni sociali nell’esercizio delle libertà e dei diritti, senza distinzione di età, sesso, razza, lingua, religione, opinione e condizione personale e sociale” e che l’Amministrazione comunale “riconosce e concorre a garantire le libertà e i diritti costituzionali delle persone e delle formazioni sociali, informa la sua azione all’esigenza di rendere effettivamente possibile a tutti l’esercizio dei loro diritti”. La Comunità milanese che sottoscrive questo appello si riconosce nelle parole dello Statuto e intende difenderne i principi affinché tali valori non vengano svuotati di significato dall’inerzia legittimante delle istituzioni di fronte all’orrore e alla vergogna del centro di via Corelli. Per questo motivo, in piena solidarietà con i cittadini che hanno rivolto una formale istanza al Comune di Milano, chiede al Sindaco Giuseppe Sala di esercitare i propri poteri di rappresentanza e di:

  • Rivendicare e difendere gli alti valori espressi nello Statuto del Comune di Milano, respingendo fermamente la possibilità che i/le milanes3 senza cittadinanza e senza documenti possano subire forme di detenzione strutturalmente incompatibili con il rispetto dei diritti fondamentali;
  • Chiedere al Ministero dell’Interno di chiudere il Centro di Permanenza per il Rimpatrio di via Corelli e risarcire il Comune di Milano per il danno da lesione dell’immagine e dell’identità cittadina arrecato alla comunità territoriale.

In occasione della celebrazione del 25 aprile il Sindaco Giuseppe Sala ha dichiarato che “Milano dice che la Costituzione non può essere toccata, questa città è la barriera morale contro cui si infrangerà ogni progetto di stravolgimento della democrazia

Cominciamo dal CPR!

Stati Generali sulla Detenzione Amministrativa – III Edizione

17-18 maggio 2024 – Teatro Officina – Gorla – Milano

Gli Stati Generali sulla detenzione amministrativa sono un laboratorio multidisciplinare che si propone di costruire strategie di contrasto della detenzione amministrativa e del regime dei visti.

Il 17 e 18 maggio al Teatro Officina si terrà la terza edizione, queest’anno il tema conduttore sarà la detenzione amministrativa come strumento di controllo sociale e politico.

Con il Patto UE sulla migrazione e l’asilo, la detenzione delle persone in movimento non è più un semplice strumento di esecuzione del rimpatrio, ma diventa lo strumento principale di gestione dei flussi migratori. Questa scelta stravolge gli equilibri del nostro ordinamento giuridico e del diritto alla protezione internazionale. 

Il programma.

La partecipazione al laboratorio è aperta a tutt e tutte ed è gratuita. Per partecipare è necessario iscriversi compilando il modulo entro il 13 maggio.

L’evento è stato accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Milano e saranno riconosciuto 6 crediti formativi agli avvocati e avvocate che parteciperanno in presenza.

L’evento è promosso da ASGI e ActionAid, Altreconomia, Antigone, CILD, CLEDU, Le Carbet, MeltingPot, Naga, Rete NoCpr, SIMM, SpaziCircolari.

Per aggiornamenti, anticipazioni e ulteriori informazioni sull’evento e sulla detenzione amministrativa, segnaliamo il canale Instagram aperto per raccontare gli Stati Generali: @stopdetenzioneamministrativa

Attendere, prego: gli ostacoli al riconoscimento della protezione internazionale in Italia

Report sugli ostacoli nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale in Italia

Insieme a IRC, ASGI, NAGA, Mutuo Soccorso Milano e Intersos abbiamo realizzato il report “Attendere, prego: gli ostacoli al riconoscimento della protezione internazionale in Italia” sugli ostacoli nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale in Italia, con uno specifico focus sulle procedure telematiche adottate dalla Questura di Milano.

Sintesi del Report

Per le persone in fuga da persecuzioni, conflitti e altre violenze che cercano rifugio in Italia, la prima fase della procedura per il riconoscimento della protezione internazionale consiste nel manifestare la propria intenzione di chiedere protezione alle autorità competenti. Tuttavia, a Milano e in altre città italiane molte persone richiedenti protezione non sono in grado di esercitare questo diritto e vengono invece respinte dalle Questure, che sostanzialmente chiedono loro di “attendere, prego”. Questi ritardi violano la normativa in materia di protezione internazionale e lasciano le persone in situazioni precarie, incapaci di accedere a un alloggio attraverso il sistema di accoglienza, al mondo del lavoro formale e di godere degli altri diritti connessi alla richiesta di protezione internazionale.

Un anno fa, il 5 aprile aprile 2023, la Questura e la Prefettura di Milano hanno adottato un nuovo sistema online per accedere alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale. In teoria, questo sistema avrebbe potuto contribuire ad alleviare le barriere, i ritardi, le condizioni precarie e la violenza con cui si confrontano le persone che cercano di chiedere protezione. Slot limitati, continui cambi di orari e altre pratiche discriminatorie avevano infatti portato al sorgere di lunghe code di persone che spesso dormivano per giorni in condizioni difficili fuori dalla Questura di Milano nella speranza di ottenere un appuntamento per chiedere protezione, e in diverse occasioni, i media e la società civile avevano documentato l’uso della forza da parte delle autorità nei confronti delle persone che intendevano chiedere protezione. 

Tuttavia, il nuovo sistema digitalizzato ha in gran parte spostato, e non risolto, le barriere e i ritardi che molte persone richiedenti protezione continuano ad affrontare, rendendoli invisibili agli occhi dei più. Queste nuove barriere digitali includono la mancanza di conoscenze, strumenti e alfabetizzazione necessari per utilizzare la piattaforma online, la mancata disponibilità delle informazioni in molte delle lingue parlate da chi cerca protezione e le falle del sistema online. Meno di un quarto delle persone che intendono richiedere protezione consultate per il presente report hanno dichiarato di aver tentato di utilizzare il portale online da sole e hanno affermato di essere riuscite a fissare un appuntamento in Questura.

Nuove code – sia fisiche che online – si sono formate presso le realtà del terzo settore che sono state designate – senza però ricevere alcun sostegno finanziario – per supportare le persone che cercano di accedere al sistema online per prenotare un appuntamento per chiedere protezione internazionale a Milano..

Le conseguenze di continui ostacoli e ritardi nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione sono gravi. Fra le persone consultate che stavano cercando di accedere al sistema online per chiedere protezione a Milano, poco meno della metà hanno dichiarato di non avere un alloggio. Come ha spiegato nel settembre 2023 una persona che non era riuscita a chiedere protezione a Milano: “Non ho un posto dove stare. Non c’è modo di trovare un lavoro. Non c’è modo di mangiare”.

Le organizzazioni che assistono le persone richiedenti protezione a Trieste, Torino, Imperia, Bologna, Firenze, Roma e Napoli hanno riferito di ostacoli e ritardi simili per chi cerca di accedere al sistema di protezione internazionale in Italia. Tra gli ostacoli menzionati risultano il numero limitato di appuntamenti per chiedere protezione, i ritardi di mesi, le pratiche discrezionali e non dichiarate nella “selezione” delle persone richiedenti e la richiesta di documentazione non prevista dalla legge. È incoraggiante che il dialogo tra la società civile e le istituzioni abbia creato opportunità per affrontare alcuni di questi problemi, ma è necessario un maggiore impegno. 

Raccomandazioni

In considerazione delle criticità nell’accesso alla procedura per il riconoscimento della protezione internazionale riscontrate in varie città d’Italia e descritte nel presente report, è doveroso che le istituzioni adottino delle misure correttive per garantire l’esercizio del diritto fondamentale di chiedere protezione. A Milano, la sperimentazione della digitalizzazione della procedura consiste di fatto in una delega al terzo settore di compiti che per legge spettano alle autorità pubbliche, e non sembra aver comportato miglioramenti nella tutela del diritto di chiedere protezione. Nelle altre città oggetto di analisi, la disomogeneità e discrezionalità delle prassi rende sostanzialmente aleatoria, e in alcuni casi impossibile, la possibilità di cercare protezione.

Pertanto il report raccomanda di: 

Alla Questura e alla Prefettura di Milano: 

  • Interloquire con l’amministrazione centrale, e in particolare con il Ministero dell’Interno, richiedendo lo stanziamento di maggiori risorse economiche per l’Ufficio Immigrazione della Questura di Milano;    
  • Aumentare gli slot dedicati alla ricezione delle domande di protezione internazionale presso l’Ufficio Immigrazione della Questura di Milano, in linea con il numero delle domande di protezione presentate a Milano; 
  • Rimuovere gli ostacoli alla presentazione della domanda di protezione internazionale per coloro che a causa di barriere linguistiche, socioeconomiche o digitali non hanno possibilità di accedere alla procedura tramite la modalità online e telefonica, ad esempio tramite il coinvolgimento di membri delle comunità, attività di outreach e la creazione di sportelli cui accedere di persona adibiti a funzioni esclusivamente di supporto e non di filtro;
  • Consentire nuovamente anche gli accessi spontanei a uno o più uffici della Questura, che oltre a fissare un appuntamento rilascino quantomeno un’attestazione che dimostri che la persona si è presentata e ha manifestato la volontà di chiedere protezione internazionale, proteggendola così dal rischio di espulsione;
  • Mantenere aggiornate le informazioni per i richiedenti protezione internazionale pubblicate sul sito web della Questura di Milano in tutte le lingue disponibili, con particolare riferimento alla definizione delle categorie vulnerabili; 
  • Rendere maggiormente accessibili le informazioni pubblicate sul sito della Questura di Milano, traducendo (in particolare in dari, pashtu e bengalese) tutte le informazioni;
  • Avviare una consultazione aperta a tutte le realtà locali del terzo settore al fine di analizzare i risultati della sperimentazione della digitalizzazione e apportare i correttivi necessari per far sì che l’accesso alla procedura di protezione internazionale sia garantito nei modi e nei tempi stabiliti dalla legge, mettendo al centro i richiedenti protezione e i loro diritti;
  • Riassumere un ruolo centrale nella gestione dell’accesso alla procedura di protezione internazionale, coinvolgendo il terzo settore non nella gestione del servizio ma nell’individuazione delle procedure più adeguate, valorizzandone la capacità di supportare le persone richiedenti protezione fornendo loro informazioni corrette ed eventualmente agevolandole nell’utilizzo degli strumenti digitali;
  • Rafforzare il coordinamento con le Questure limitrofe (in particolare la Questura di Monza e la Questura di Como) ai fini di una gestione maggiormente efficiente delle richieste di protezione internazionale presentate nell’area.

Alle Questure di Trieste, Torino, Imperia, Bologna, Firenze, Roma e Napoli:

  • Fornire sui propri siti web indicazioni chiare, aggiornate e in formato multilingue sulle modalità di accesso alla procedura di protezione internazionale;
  • Astenersi dal richiedere documentazione ulteriore oltre a quella prevista dalla normativa ai fini dell’avvio della procedura di richiesta di protezione internazionale;
  • Apportare correttivi alla gestione delle richieste di protezione internazionale, in particolare nelle città interessate dalla formazione di code davanti agli Uffici delle Questure;
  • Creare – laddove mancanti – tavoli tecnici di coordinamento aperti all’adesione di tutte le realtà locali del terzo settore impegnate nel fornire supporto ai richiedenti protezione internazionale.

Al Ministero dellInterno: 

  • Stanziare maggiori risorse economiche e materiali per gli Uffici Immigrazione delle Questure, in considerazione del numero di richieste di protezione internazionale presentate nelle varie città e delle pratiche pendenti;
  • Elaborare e diramare a tutte le Questure una circolare contenente indicazioni chiare in merito alla documentazione che i richiedenti protezione internazionale sono tenuti a presentare in sede di presentazione della richiesta in stretta aderenza alle prescrizioni di legge, al fine di uniformare le prassi delle Questure su tutto il territorio nazionale e prevenire il ripetersi di prassi discrezionali;
  • Rafforzare la collaborazione con il terzo settore creando gruppi di lavoro nazionali specifici sul tema dell’accesso alla protezione internazionale;
  • Creare – laddove mancante – una piattaforma di coordinamento con le Questure e le Prefetture delle città interessate dal maggior numero di richieste di protezione internazionale per gestire la registrazione delle richieste e il successivo accesso all’accoglienza in maniera più efficiente;
  • Promuovere opportunità di formazione e capacity building per il personale del Ministero dell’Interno e delle Questure, riservando un ruolo attivo alle realtà del terzo settore con competenze in materia di diritti dei richiedenti protezione internazionale;
  • Avviare forme di sperimentazione del trasferimento delle funzioni amministrative relative alla registrazione delle richieste di protezione internazionale dalle Questure ai Comuni o ad altri Enti Locali, che sono maggiormente in grado di garantire, in quanto a ciò preposti, un contatto diretto con il territorio e con le esigenze della popolazione dimorante, assegnando alle Forze di Pubblica Sicurezza il solo compito di identificazione delle persone e/o di verifica dell’eventuale pericolosità sociale.

La questione Saharawi.

Il diritto di asilo sacrificato in nome delle relazioni internazionali. Il caso di Mohamed Dihani.

Mohamed Dihani è un difensore dei diritti fondamentali del popolo saharawi, attivista di Amnesty International.
Per la sua appartenenza etnica e il suo attivismo, dal 2010 al 2015 è stato vittima di sparizione forzata e detenzione arbitraria ed ingiustamente condannato dalla Corte di Appello di Rabat (Marocco) per terrorismo sulla base di dichiarazioni estorte sotto tortura.

Nonostante il suo vissuto, la Commissione Territoriale per il riconoscimento della protezione internazionale di Roma ha rigettato integralmente la domanda di asilo presentata da Mohamed Dihani.
Nessuna rilevanza è stata data alle torture, alle persecuzioni subite in Marocco e agli accertamenti medico-legali prodotti a dimostrazione dei trattamenti subiti.
La Commissione si è limitata a evidenziare come il Marocco sia considerato un “Paese sicuro” ed ha ritenuto il difensore dei diritti umani una persona pericolosa per la sicurezza nazionale, tale aspetto è stato considerato prevalente sul diritto ad una protezione ed è stata omessa ogni valutazione sul rischio di torture in caso rimpatrio.

Ne parleremo il 6 ottobre insieme a Mohamed Dhiani, l’Avv. Andrea Dini Modigliani e Duccio Facchini.

Vi aspettiamo al Centro Sportivo Gorla in Via Giulio Bechi n. 2.
A partire dalle 19 aperitivo organizzato a sostegno del Blackness fest, dalle 19.30 talk.

– sCONFINARE – Scuola di alta formazione per operatori legali in materi di protezione internazionale – 2023/2024

Insieme ad ASGI e con la collaborazione di Casapace Milano, Le Carbet promuove la scuola di alta formazione per operatori legali in materi di protezione internazionale.

La scuola si terrà a Milano nella aule della Fondazione The Bridge in via Raffaele Lambruschini 36 dal 22 settembre 2023 al 20 aprile 2024.

Il corso è destinata a operatori legali o altre figure professionali che si occupino dei temi dell’immigrazione e che abbiano voglia di mettersi in discussione. L’analisi critica non riguarderà soltanto il sistema di protezione internazionale e la sua applicazione ma anche il ruolo degli operatori non istituzionali. L’idea è di ripensare la stessa relazione di assistenza
e aiuto tra operatore e utente.

Quale obiettivo?
La scuola di alta formazione “sCONFINARE” propone un’analisi critica delle norme che
regolano la tutela dei richiedenti asilo e dei titolari di protezione internazionale utilizzando un approccio intersezionale e decoloniale.
In un sistema normativo che, riforma dopo riforma, si dimostra estremamente efficace nella produzione di nuovi confini, l’obiettivo della scuola è di fornire strumenti che possano condurre a un processo di creazione di nuovi Diritti. Strumenti propri non soltanto delle scienze giuridiche ma anche delle scienze sociologiche, antropologiche, mediche e geopolitiche.

Approccio intersezionale
L’istituto della protezione internazionale deve essere riletto alla luce delle nuove esperienze
migratorie ma soprattutto delle nuove coscienze e chiavi di lettura che hanno condotto
all’affermazione di un approccio intersezionale ai diritti umani universali.

A partire dal riconoscimento degli assi della classe, del genere e della razza, l’adozione di un approccio intersezionale conduce a prendere coscienza della complessità e della olteplicità degli elementi che compongono un’identità personale e dell’impossibilità di raccoglierli in definizioni univoche. L’identità di una persona è fatta di molteplici tratti tutti inestricabilmente legati ed essenziali nel definirla. Le definizioni di persone meritevoli di protezione internazionale devono essere adattate a questa complessità. Le categorie normative da sole non possono rispondere ai bisogni delle persone in movimento. Si deve
adottare una base multidimensionale.

Approccio decoloniale

È necessario decolonializzare la protezione internazionale riflettendo su un nuovo Diritto a migrare. Le norme che definiscono chi ha diritto alla protezione sono il risultato di
esperienze migratorie ormai significativamente mutate. Le figure del rifugiato oppositore politico o del perseguitato per motivi religiosi, figlie dell’assetto politico del secondo dopoguerra, rappresentano strumenti giuridicamente inadeguati a rispondere ai bisogni contemporanei e culturalmente incapaci di cogliere la complessità del mondo e le motivazioni di chi, in questo mondo, si muove. Allo stesso modo, le norme che regolano i meccanismi procedurali di riconoscimento della protezione sono il risultato di un concetto di confine riconducibile al ruolo subalterno che l’Europa ha definito con il Sud Globale. Interpretare decolonialmente le norme in materia di protezione internazionale significa pensare inclusivamente. Significa comprendere la complessità del fenomeno migratorio ma anche dell’identità della persona in movimento.

Metodologia
La scuola affiancherà alle sessioni di diritto lezioni di geopolitica, sociologia, antropologia, etnopsichiatria, medicina legale e mediazione culturale. Sono inoltre previste diverse ore di laboratorio con operatori legali aventi l’obiettivo di mettere in pratica i processi di decolonialità e affermazione dei Diritti.

I laboratori e le esercitazioni mirano a dare concretezza all’affermazione di quei Diritti di richiedenti asilo e rifugiati che, pur trovando fondamento (diretto o indiretto) nelle disposizioni di legge, incontrano significativi ostacoli nella prassi delle pubbliche amministrazioni.
Il corso includerà anche un laboratorio di teatro dell’oppresso in collaborazione con Casapace Milano. Il teatro dell’oppresso propone un percorso di crescita e ricerca
collettiva attraverso lo strumento teatrale. L’obiettivo del laboratorio sarà rielaborare le contraddizioni del sistema di protezione e accoglienza.

Struttura del corso
Le ore di lezione saranno divise in base alle seguenti tematiche:

  • Frontiere, identità e cittadinanza: un’introduzione al sistema di protezione internazionale e al metodo critico che orienterà la scuola (12 ore)
  • Qualifiche: la definizione di persone bisognose di protezione internazionale (24 ore)
  • Procedure di riconoscimento della protezione internazionale (24 ore)
  • Accoglienza e comunità (24 ore)
  • Politiche europee e di esternalizzazione (12 ore)
  • Minori stranieri non accompagnati e neomaggiorenni (24 ore)
  • Tutela delle vittime di violenza e discriminazione di genere, di tratta e di sfruttamento lavorativo (36 ore)
  • Laboratorio di teatro dell’oppresso (12 ore)

Il corso, che si terrà unicamente in presenza, si articolerà in 14 appuntamenti che si svolgeranno il venerdì dalle 9.30 alle 18,30 e il sabato dalle 9,30 alle 13.30 secondo il seguente calendario:
22 e 23 settembre 2023 / 6 e 7 ottobre 2023 / 27 e 28 ottobre 2023 / 10 e 11 novembre 2023 / 17 e 18 novembre 2023 / 1 e 2 dicembre 2023 / 15 e 16 dicembre 2023 / 19 e 20 gennaio 2024 / 2 e 3 febbraio 2024 / 16 e 17 febbraio 2024 / 1 e 2 marzo 2024 / 15 e 16 marzo 2024 / 12 e 13 aprile 2024 / 19 e 20 aprile 2024

Chi sono i docenti?
Responsabili scientifici: Luce Bonzano, Anna Brambilla, Nicola Datena, Rahel Sereke, Giulia Vicini.
Diritto: Matteo Astuti, Luce Bonzano, Anna Brambilla, Eleonora Celoria, Nicola Datena, Mattia Gregorio, Alberto Guariso, Francesca Iachini, Iacopo Imberti,Ilaria Ippolito,
Livio Neri, Alberto Pasquero, Maria Cristina Romano, Paola Scognamiglio, Benedetta Tonetti, Lorenzo Venini, Giulia Vicini.
Sociologia e antropologia: Rachele Borghi, Daniel Buraschi, Marzo Omizzolo, Enrica Rigo, Rahel Sereke, Barbara Sorgoni.
Geopolitica: Duccio Facchini.
Emersione tratta e sfruttamento lavorativo: operatore esperto del progetto antitratta della Cooperativa Lule Onlus.
Entopsichiatria e medicina legale: Cristina Cattaneo, Maria Marzia Marzagalia.
Laboratorio teatrale: Giusy Baldanza, Almudena González.

Requisiti per l’iscrizione
Costituisce requisito necessario il possesso di un diploma di laurea in giurisprudenza o in altra facoltà umanistica ovvero la qualifica di mediatore culturale o interprete, oppure la
comprovata esperienza in qualità di operatore nel campo della protezione internazionale o delle migrazioni.

Il costo per ciascun corsista è di 1.300 euro, di cui 550 da versare al momento dell’iscrizione e 750 entro il 31 dicembre 2023.

Per i soci Asgi e i soci Le Carbet in regola al momento dell’iscrizione con la quota annuale 2023 il costo è di euro 1.150, di cui 500 da versare al momento dell’iscrizione e 650 entro il 31 dicembre 2023.
Le iscrizioni chiuderanno il 12 settembre 2023. Verranno chiuse in anticipo laddove dovesse essere raggiunto il numero massimo di partecipanti previsto. Il corso è a numero chiuso, per un massimo di 45 iscritti e si svolgerà se verrà raggiunto il numero minimo di 25 iscritti. L’iscrizione avverrà sulla base dell’ordine cronologico iscrizione.
La domanda di iscrizione dovrà effettuarsi tramite la compilazione del modulo online disponibile a questo link e poi attendere le istruzioni via mail per effettuare il pagamento e
perfezionare così l’iscrizione.
Attenzione: la sola compilazione del modulo online non è sufficiente a perfezionare l’iscrizione.
Per informazioni è possibile scrivere al seguente indirizzo mail: formazione.milano@asgi.it

“Incontri” Nettalihshouma

Milano, 6 giugno 2023 ore 19.00 – Massaua – Via Alessandro Tadino n. 17

Il 5 maggio diventa legge il disumano Decreto Cutro, condannando all’irregolarità migliaia di persone.
Si assisterà alla privazione della libertà personale e di altri diritti fondamentali.

Insieme ad Artrè – collettivo multidisciplinare con lo scopo di cambiare l’immaginario sociale e politico intorno alle persone con background migratorio discuteremo di questo momento storico e della riforma entrata in vigore con l’obiettivo di informare le persone su quelle che sono le conseguenze del Decreto Piantedosi II ora convertito in legge.

Aperitivo dalle 19.00 – Talk Dalle 21.00 – partecipazione gratuita

Sempre più confini, sempre meno diritti

Milano – Libreria Scamamù – 30 maggio – 7 e 13 giugno ore 18.30 – Libreria Scamamù e on-line su piattaforma zoom

Tre incontri dialogo sulla nuova riforma in materi di immigrazione

Il D.L. 20/2023, appena convertito in legge, rappresenta l’ennesima riforma in materia di immigrazione ispirata da politiche di contenimento e sicurezza.

Le modifiche normative introdotte intaccano i diritti di migranti e richiedenti asilo precarizzando le procedure di riconoscimento della protezione internazionale, escludendo i richiedenti protezione dai servizi di base e smantellando il sistema dell’accoglienza diffusa. Il D.L. inoltre restringe significativamente le maglie della protezione speciale rendendo oltremodo difficile l’accesso a procedure di regolarizzazione.

Si tratta di una riforma che produce irregolarità e priva il terzo settore di strumenti e mezzi per garantire una tutela efficace. 

Le Carbet organizza tre incontri dialogo sulle principali modifiche introdotto con il D.L. Piantedosi II con l’obiettivo di mettere a fuoco gli effetti che avranno sulla comunità.

I tre incontri si terranno dalle ore 18.30 presso la libreria Scamamù in via Davanzati 28. Sarà possibile partecipare online iscrivendosi a questo link.

Per info scrivere a infolecarbet@gmail.com

La detenzione amministrativa: Stati Generali

Milano – 4 e 5 maggio 2023

Dopo la prima edizione del 2022, ASGI, ActionAid, Antigone, CGIL Camera del Lavoro Metropolitana di Milano, CGIL Lombardia, CILD, Naga, Rete Mai più Lager – NO ai CPR, Le Carbet e Spazi Circolari promuovono un nuovo laboratorio di due giorni (4 e 5 maggio) sulla detenzione amministrativa. 

L’obiettivo del laboratorio, nella sua seconda edizione, è quello di affrontare il tema del trattenimento dello straniero ai fini del rimpatrio con un taglio ancora più multidisciplinare, coinvolgendo professionalità dalle scienze mediche e sociologiche all’architettura, e confrontandosi anche con il punto di vista di associazioni e ONG che operano in altri Paesi europei, e in particolare l’Austria, la Spagna e la Francia. 

Oggetto del confronto sarà quindi non soltanto l’impianto normativo che disciplina il trattenimento presso i centri di permanenza per il rimpatrio e in altri luoghi utilizzati a tal fine dalle autorità, ma anche le condizioni reali di trattenimento e gli effetti dello stesso sulle persone trattenute. Il laboratorio si concluderà con un workshop aperto che avrà come tema il diritto/dovere delle ONG e, più in generale, della società civile nelle attività di monitoraggio, tutela e sensibilizzazione in riferimento ai luoghi di trattenimento, molto spesso invisibili o addirittura sconosciuti. 

Gli Stati Generali di quest’anno saranno anche l’occasione per una prima riflessione e un primo confronto sull’imminente conversione in legge del D.L. 20/2023 che introduce nuove forme e nuovi luoghi di trattenimento degli stranieri destinatari di misure di rimpatrio forzato e dei richiedenti asilo. In particolare, le modifiche verranno analizzate nella sessione mattutina 4 maggio mattina. Nel workshop del pomeriggio del 5 maggio ci focalizzeremo poi sulle modifiche introdotte in tema di assegnazione diretta della gestione dei centri e di commissariamento anche al fine di comprendere come la nostra attività di monitoraggio dovrà essere ripensata nel nuovo sistema.